LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif (2013)

, Grandi Esordi

La-mafia-uccide-solo-d-estate operepime.orgUn racconto lungo vent’anni, attraverso gli occhi di un bambino che racconta la sua infanzia a Palermo durante uno dei periodi più bui della storia italiana (gli anni ottanta sino al 1992), gli anni delle sanguinose stragi sferrate dalla mafia e di come queste abbiano segnato la sua vita. Tutto ebbe inizio con il suo concepimento, il giorno della strage di viale Lazio. I genitori vivevano nello stesso stabile in cui avvenne la strage mafiosa. La prima parola pronunciata da Arturo fu “mafia”.

Alle elementari si innamora di Flora, figlia di un ricco banchiere, che vive nello stesso palazzo del magistrato Rocco Chinnici, il quale verrà assassinato il giorno stesso in cui lei partirà per la Svizzera. Arturo non riesce a rivelare i suoi sentimenti. Durante un’intervista fatta da Maurizio Costanzo, Giulio Andreotti, l’allora presidente del consiglio, rivela di essersi dichiarato con la moglie in un cimitero. Arturo ne rimane estasiato e comincia a raccogliere foto e ritagli di giornali in cui è presente Andreotti, diventando per lui un modello da seguire, un idolo. La mafia uccide solo d’estate è il film d’esordio dell’autore e conduttore della trasmissione televisiva “Il Testimone”, Pierfrancesco Diliberto, conosciuto da tutti come Pif. Il film per molti aspetti utilizza un linguaggio narrativo simile alla trasmissione televisiva sopra citata, ha una messa in scena curata e la scelta di fondere insieme documenti originali d’archivio in cui vengono, attraverso inquadrature e montaggi, inseriti i personaggi del film, risulta una perfetta e ben riuscita fusione tra realtà e finzione.la mafia uccide solo d'estate - opereprime.org Un film che tratta dei fatti scomodi, scabrosi e violenti della nostra storia seguendo una doppia linea del racconto, ironica e fredda, dove momenti comici si alternano a veri e propri pugni nello stomaco, come li definisce lo stesso regista in un’intervista. Un film che affronta un nuovo modo di raccontare la mafia, lontano da quello che siamo abituati a vedere sul grande e piccolo schermo. Sembra voler ricordare che nonostante se ne parli poco, la mafia nella realtà è sempre presente. Per buona parte del film la mafia è raccontata dal punto di vista dei bambini, che ridicolizza i boss e restituisce una grande umanità agli eroi dell’antimafia, spesso dimenticati, restituendoli alla memoria collettiva. Una visione ironica si, ma mai banale, sui terribili anni degli efferati omicidi di stampo mafioso. Un esordio alla regia, quello di Pif, costellato di premi e riconoscimenti, con la speranza che diventi l’atto di nascita di una nuova voce del cinema italiano.

 

di Rosa Antonella Cannata

 

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