SHORT SKIN di Duccio Chiarini (2015)

, Opere Prime

short skin 2 opere prime roadIn una località marittima vicino Pisa, Edoardo trascorre l’estate insieme alla famiglia e all’amico Arturo. Affetto da fimosi, il diciassettenne è impossibilitato ad avere un qualsivoglia rapporto sessuale. L’arrivo di Bianca, vicina di casa di cui è innamorato da anni, e di Elisabetta, ragazza conosciuta per caso e attratta da lui, lo spingeranno ad affrontare il suo problema fisico. Dopo il successo internazionale dei suoi cortometraggi (ricordiamo il pluripremiato “Alone Together”) e il documentario “Hit the Road, Nonna”, Duccio Chiarini passa al lungometraggio di finzione con una storia che tratta la tematica dell’indecisione, affiancata dal raggiungimento di una maturità. Edo(ardo) ha sempre vissuto la propria condizione di asessualità (lo stringimento del prepuzio è tale da impedirgli perfino la masturbazione) al sicuro dentro il nucleo familiare. La prima volta che lo vediamo ci viene presentato, da bambino, mentre la madre e il padre lo stanno pulendo nelle zone intime; molto tempo dopo, nonostante abbia ormai diciassettenne anni, la madre lo accudisce come una specie di manichino, provandogli addosso qualche giaccia per scegliere quella che dovrà mettersi a cena. Questo stile di vita dedito alla stasi viene messo a dura prova da tutti coloro che, intorno a lui, sembrano sicuri di quello che vogliono fare e di dove vogliono andare. La sorella minore, Olivia, si comporta in modo contrario al fratello; decisamente impulsiva, si esprime senza paura di usare un linguaggio volgare e ignora del tutto l’opinione dei genitori, al punto da decidere di tingersi i capelli di rosso nonostante la madre sia contraria. L’amico Arturo, tipico adolescente in piena eccitazione estiva, escogita stratagemmi diversi quanto bizzarri per spingerlo a sperimentare i piaceri sessuali, fino a consigliargli di fare sesso con un polipo pescato al mare.

Short_Skin 3 opere prime roadCome se non bastasse, altri due elementi concorrono a mettere in discussione la sua bolla di vetro. Il primo è rappresentato dal triangolo amoroso venutosi a formare con Bianca, vicina di casa da cui è attratto fin da piccolo, e Elisabetta, che si dimostra fin da subito interessata a lui. Entrambe dimostrano un atteggiamento deciso e sicuro: Bianca per quanto riguarda l’intenzione di studiare a Parigi, Elisabetta nei confronti della sua attrazione verso Arturo. La tensione sessuale cresce al punto da suggerirgli di farsi visitare da un urologo, il quale gli consiglia di operarsi data la radicalità della sua condizione. Alla spinta decisionale propugnata dalle due ragazze si oppone il secondo elemento destabilizzante, fornito dal tradimento del padre di Arturo verso la moglie. Viene così a crearsi, in famiglia, una situazione di stasi che sembra confonderlo ancora di più. Spetta a lui decidere se operarsi e intraprendere una nuova strada; dopotutto, come suggerito dal padre durante una cena, “prima o poi il cordone ombelicale va reciso”. Fiorentino di nascita, Duccio Chiarini riprende in mano, con la sua opera prima, un filone narrativo di maturazione che sembra talvolta suggerire echi provenienti dalla cinematografia del “toscanissimo” Paolo Virzì. Possiamo constatare infatti la presenza di un umorismo da equivoci (Arturo scambia una vicina di casa per una prostituta chiamata poco prima) e di un percorso di maturazione già presi in mano dal regista livornese. Chiarini, dal canto suo, dimostra di possedere un preciso occhio fotografico, con il quale conferisce alle inquadrature una compostezza e una solidità tali da accompagnare il loro protagonista verso un corrispondente interiore, fino al raggiungimento di un livello di consapevolezza tale da sciogliere i nodi creatisi intorno a lui. Ispirato dalle immagini di un fumetto di Gipi (“La mia vita disegnata male”) Chiarini si muove senza esitazione nella costruzione delle sue immagini, portando avanti un’interessante operazione di inserimento di un vissuto chiaro dentro di lui come nei suoi personaggi.

 

di Tommaso Del Signore

 

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