VERGINE GIURATA di Laura Bispuri (2015)

, Opere Prime

vergine giurata1 opere prime road Hana dopo la morte dei genitori viene adottata dagli zii e cresce insieme alla loro figlia, la cugina Lila. Ma la cultura arcaica di una società patriarcale, che abita quelle regioni, dove vige il severo codice del Kanun, che mortifica e reprime il femminile, la porta a compiere una scelta drastica: diventare una vergine giurata. Diviene da quel momento Mark continuando la sua vita come un uomo e con maggiore autodeterminazione, tutto questo rinunciando radicalmente alla propria femminilità.  Vergine giurata, lungometraggio d’esordio di Laura Bispuri, già David di Donatello per Passing Time e Nastro d’Argento per Biondina, è un film che racconta la storia di una giovane, che vorrebbe urlare al mondo la voglia di libertà, di forza e di indipendenza. Le due ragazzine tra quelle montagne albanesi, condividono lo stesso spirito d’evasione, di libertà, ma le loro strade inesorabilmente si dividono. Lila fugge in Italia con l’uomo che ama, scappando da un matrimonio combinato, mentre Hana, legata alla famiglia che l’ha accolta, in particolare allo zio, che avrebbe voluto un figlio maschio, non ha la forza di andarsene, facendo i conti con la sua natura ribelle in quel mondo così gerarchicamente patriarcale e arcaico.  Giunge così alla decisione di abbandonare la sua femminilità, e le negazioni che questo comporta, giurando verginità eterna e assumendo un’identità maschile, a condizione che neghi per sempre la sessualità e l’amore, rimanendo vergine per tutta la vita.

Vergine-Giurata-2 opere prime roadHana trascorre da sola ben 10 anni tra quelle montagne, ma un giorno, dopo aver perso entrambi gli zii, raggiunge l’Italia dove c’è la cugina Lila e sua figlia Ionida. Il contatto con le due donne porta Hana a fare un percorso interiore ed esteriore, riscoprendo la propria femminilità/sessualità rinnegata per anni. I dialoghi, nel film della Bispuri, sono ridotti all’osso, ma l’interpretazione rigorosa e intensa, di Alba Rohrwacher, interprete di una femminilità priva di vanità ma non di sensualità, e la limpidezza della narrazione, sviluppano la trama dell’intero film.

Accanto alle immagini rigogliose e essenziali delle montagne albanesi, tutto il film si sviluppa come un percorso sull’identità, di genere, descrivendo i corpi con un’intimità fisica e dettagliata. Muscoli, carne, segni della pelle, la Bispuri maneggia gli elementi naturali con estrema naturalezza, portando il corpo e l’animo femminile ad una forma filmica fino ad ora poco vista al cinema, e puntando i riflettori su una realtà diversa, nascosta.

 

di Rosa Antonella Cannata

 

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