CLORO di Lamberto Sanfelice (2015)

, Opere Prime

cloro_opereprime.orgJenny ha 17 anni e una passione per il nuoto sincronizzato. Il padre, caduto in depressione dopo la morte della moglie, perde il lavoro e costringe la famiglia a trasferirsi, da Ostia, in una baita isolata sulle montagne abruzzesi. Strappata ai suoi allenamenti, Jennifer non va più a scuola e vive con frustrazione il nuovo stile di vita, costretta a dividersi tra il fratello minore Fabrizio, il padre ormai completamente inattivo e il nuovo impiego come cameriera. L’unico conforto è rappresentato dalla piscina dell’hotel per cui lavora, dentro la quale comincia ad allenarsi segretamente di notte.

Dopo il breve periodo di studi alla New York Film Academy e un cortometraggio (“Il Fischietto”), Lamberto Sanfelice esordisce alla regia di un lungometraggio con un film che racconta un percorso di maturazione forzato. Jenny non è un’eroina, è un’adolescente che ha sempre vissuto in un contesto quotidiano familiare. Come le sue compagne di squadra, ha un sogno e la volontà di alimentarlo con una forte passione. Le sue linee guida non si estendono più in là di quelle presenti sul fondo della piscina in cui si allena. In cima a una montagna avvolta dalla nebbia non esistono linee guida, nonostante lei sembri cercarle dappertutto (sul soffitto di una chiesa o lungo i rami di un albero). La nebbia sembra occultare tutto ciò che è intorno a questo “non-luogo” e ammutolire ogni suono, perché nella vita reale non può esserci colonna sonora. Jenny è troppo lontana dalla sua piscina, la sua “bussola”, perciò appare più volte disorientata, confusa, quasi affannata dalle peregrinazioni tra casa, lavoro e la scuola di Fabrizio.

Nei saltuari momenti liberi cerca di eseguire le coreografie di nuoto sincronizzato, ma, trovandosi fuori dal suo “ambiente naturale”, si muove senza convinzione, con lo stesso sentore di rinuncia di un pesce rimasto troppo tempo fuor d’acqua. Timidamente si avvicina alla piscina dell’hotel per cui lavora, dove riscopre la familiarità del tocco dell’acqua. In segreto ricomincia ad allenarsi, intenzionata a partecipare a un’importante gara; questi sono gli unici momenti in cui si concede di sognare ancora, in cui il conforto arriva forte, immediato come il suono della musica che utilizza per allenarsi. Scoperta dal custode Ivan, un uomo che si dice impazzito a causa di un oscuro passato, Jenny intraprende una relazione con lui senza estenderla al perimetro della piscina, che diventa un punto d’incontro per quelli che, come i due amanti, sembrano aver perduto qualcosa di importante.

cloro sitoQuesto percorso di riscoperta si accompagna a uno, parallelo, in cui Jenny diventa poco a poco consapevole dell’importanza del ruolo che deve ricoprire per il fratello minore. Questa presa di coscienza è evidente nel momento in cui decide di portare Fabrizio sulla neve per giocare con lo slittino; questo è l’unico momento del film, fuori dalla piscina, in cui Sanfelice concede ai protagonisti un accompagnamento sonoro. Ciò nonostante, questi due percorsi non potranno procedere parallelamente: Jenny dovrà compiere una scelta.

L’opera prima di Sanfelice rinuncia saggiamente a un’amplificazione retorica per raccontare una storia umanamente universale, senza tempo né geografia; egli preferisce deputare alle peculiarità di uno sport acquatico, il compito di immergere lo spettatore nei contrasti interiori e nelle frustrazioni di un percorso cui Jenny è costretta suo malgrado. Sanfelice sottolinea l’amarezza con cui lei lo percorre, inserendola in un contesto in cui è costretta a stare a contatto con l’elemento, naturale per lei, della piscina. Il regista sa quant’è difficile adattarsi a un cambiamento di tale portata, così com’è difficile rimuovere l’odore del cloro dagli indumenti degli ospiti dell’hotel, dai desideri della sua protagonista, dai suoi sogni. Quello stesso cloro dà il titolo al film.

 

di Tommaso Del Signore

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